IL NOSTRO IMPEGNO: UNA CONCRETA SOLIDARIETA’
Un articolo sul Gazzettino di Rovigo - era l’anno 1997 - pubblicizzava un incontro di famiglie di Castelmassa che avevano costituito un Comitato locale della FONDAZIONE AIUTIAMOLI A VIVERE per accogliere i bambini di Chernobyl in “Vacanza Terapeutica”.
Da quell’incontro è nato il desiderio di impegnarci in una solidarietà concreta che ci vedesse non come “Benefattori” ma come “Attori”. Una scelta non sempre facile perché richiede impegno, capacità di misurarci anche con insuccessi e volontà di reagire per continuare e migliorare. In tutto questo sicuramente ci ha aiutati la scelta di rivolgerci ai “bambini”, perché verso di loro puoi essere critico per i comportamenti ma non puoi far loro una “colpa” perché sono sempre vittime di qualcosa o qualcuno. Durante questi anni abbiamo conosciuto tanti come noi che, pur conducendo una vita normale fatta di lavoro e di famiglia, trovano anche il tempo di dedicarsi agli altri. Come? Semplicemente sostituendo il bar, qualche film e/o qualche week-end al mare o in montagna con qualche riunione, qualche manifestazione per raccogliere fondi e qualche serata per mettere un po’ d’ordine fra le carte. Non un grande sacrificio quindi e per questo rimaniamo increduli quando ci dicono “anche a me piacerebbe ma…….”. Le statistiche dicono che in Italia ci sono oltre 4.500.000 di volontari, ma sicuramente è un dato sotto stimato se consideriamo quante sono le persone che sono impegnate singolarmente senza un nome od una sigla che le individui. Sicuramente tante di più se pensiamo alle madri che si dedicano a figli invalidi o a figli che si dedicano a genitori anziani, e così via fino ad arrivare anche a chi fa dell’impegno politico una missione al servizio della collettività e non un tornaconto personale. Però adesso ci viene un dubbio: non saranno sempre quelli? Ora la conclusione può essere una ed una soltanto e cioè che una “coscienza collettiva” è la somma delle coscienze dei singoli, così come una società civile è il risultato dell’impegno del singolo nella ricerca dei valori di convivenza. Ecco allora che l’impegno non è più una scelta da “tempo libero” ma un dovere di “cittadino del mondo”. Già, di un mondo che ha bisogno di “Giustizia” prima che di “Carità”.
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